​Riforma della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Fornisce alle aziende nuovi strumenti per la diagnosi precoce dello stato di difficoltà, con l’obiettivo di garantire la continuità aziendale

Cosa cambia con l’introduzione della nuova riforma?

Con il decreto “Crisi d’impresa”, l’istituzione della procedura di allerta con l’OCRI (Organismo di Composizione della Crisi) e la conseguente creazione del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, l’Italia si adegua alle norme di altri paesi europei, che cercano di mettere a punto strumenti per anticipare l’emersione della crisi e limitare l’aggravarsi di crisi aziendali. Uno tra gli scopi della riforma è infatti quello di evitare che il ritardo nel percepire i segnali di crisi di un’impresa possa poi portare ad uno stato di crisi irreversibile. Il Codice ha l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali finalità: 

  • consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese; 
  • salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa.

Facciamo un pò di chiarezza

Quali modifiche prevede la riforma della legge fallimentare?
  • si sostituisce il termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale” analogamente a quanto avviene in altri Paesi europei, come la Francia o la Spagna, al fine di evitare l’onta sociale e personale che si accompagna alla parola “fallito”;
  • si introduce un sistema di allerta allo scopo di consentire la pronta emersione della crisi, nella prospettiva del risanamento dell’impresa e si dà priorità alla continuità aziendale favorendo proposte che comportino il superamento della crisi;
  • si privilegiano, tra gli strumenti di gestione delle crisi e dell’insolvenza, procedure alternative a quelle dell’esecuzione giudiziale;
  • si semplificano le disposizioni in materia concorsuale;
  • si istituisce presso il Ministero della Giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione;
In sostanza cosa cambia alle imprese?

Le imprese dovranno dotarsi di sistemi in grado di rilevare segnali di crisi d’impresa, al fine di consentire una pronta emersione dello stato di crisi, l’imprenditore dovrà adottare un assetto organizzativo adeguato ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione delle idonee iniziative. Tutte le imprese dovranno quindi dotarsi di sistemi informativi e di adeguate piattaforme per poter avere un controllo di gestione dei flussi di cassa, un budget e un piano d’impresa che permettano di rilevare eventuali segnali di crisi e impostare una strategia per riportare in equilibrio economico, patrimoniale e finanziario la propria azienda, anche con un apposito piano di risanamento. Il legislatore ha quindi colto l’esigenza di intervenire ai primissimi segni di criticità . Questa modifica, inserita come modifica ad un articolo del Codice Civile, è già entrata in vigore.

Quando scatta l'obbligo dell'organo di conrollo?

Il decreto “Crisi d’impresa” obbliga alla nomina dell’organo di controllo o del revisore, se la società è a responsabilità limitata o cooperativa, quando negli ultimi due esercizi consecutivi precedenti almeno uno dei seguenti tre limiti è superato, ovvero: 

  1. il totale dell’attivo dello stato patrimoniale è maggiore di 4 milioni di euro; 
  2. i ricavi delle vendite e delle prestazioni superano i 4 milioni di euro;
  3. i dipendenti occupati in media durante l’esercizio superano le 20 unità.

Si estendono quindi i casi di nomina obbligatoria dell’organo di controllo (sindaco unico o collegio sindacale) o del revisore per le Srl. Le novità contenute nella riforma coinvolgeranno in maniera diretta le tante SRL e cooperative che, dopo le modifiche introdotte all’articolo 2477 del Codice Civile relativo all’obbligo di nomina del collegio sindacale e alla revisione legale dei conti, saranno anche chiamate a modificare statuti o atti costitutivi 

 

Se sorge una situazione di difficoltà per l'impresa cosa deve fare l'imprenditore?

In caso di difficoltà dell’impresa, secondo il decreto della Legge Fallimentare, l’imprenditore deve “Attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”. Lo stato di crisi è definito come: “lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”.

Cosa succede se l'imprenditore non riesce in autonomia a riportare in equilibrio l'azienda?
Se l’imprenditore non riesce a riportare in equilibrio l’azienda sia operando da solo, sia ricorrendo a esperti specializzati, potrebbe scattare la Procedura di Allerta, una procedura volta a trovare un accordo tra i creditori senza che la crisi sfoci in un’insolvenza. L’Allerta potrà essere: interna (se attivata dall’imprenditore, che in questo modo può evitare pesanti sanzioni o se attivata dal collegio sindacale, dal revisore o dal sindaco, che potrebbero incorrere in gravi responsabilità di mancata segnalazione di situazioni di crisi) o esterna, se attivata dall’Agenzia delle Entrate, dall’INPS o dall’agente della riscossione quando lo scaduto supera certi livelli. La procedura di composizione della crisi è guidata da un collegio di tre esperti nominati dal cosidetto OCRI (Organismo di composizione della crisi d’impresa).
Cos'è l'OCRI?
Gli Organismi di composizione della crisi sono costituiti presso ciascuna Camera di Commercio ed ad essi è affidato il compito di: 

  • ricevere le segnalazioni sui fondati indizi di crisi dell’impresa, così come comunicati dagli organi di controllo societario o dai creditori pubblici qualificati (Agenzia delle Entrate; INPS; Agente per la riscossione) o anche direttamente dall’imprenditore in crisi 
  • gestire la situazione di crisi cercando – in un tempo brevissimo (90/180 giorni) – di risolvere lo squilibrio finanziario ; 

La procedura di allerta avrà una durata di tre/sei mesi per raggiungere un accordo con i propri creditori. Ove non si sia raggiunto l’accordo e risulti lo stato di crisi dell’impresa, l’OCRI invita l’impresa ad aprire una delle procedure di insolvenza tradizionali. In alcuni casi specifici (come ad esempio se l’imprenditore non apre a valle dell’esito negativo dell’Ocri una procedura esecutiva) l’OCRI potrà effettuare una segnalazione al P.M. 

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Risorse & Strumenti

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​Indicatori della crisi

Gli indizi della crisi, nella nuova riforma, sono individuati con due tipologie di indicatori:
– una prima tipologia, costituita dagli squilibri di carattere redditualepatrimoniale o finanziario;
– una seconda tipologia, rappresentata dai ritardi nei pagamenti.
Muovendo le considerazioni da questa seconda tipologia, va innanzitutto osservato che i ritardi nei pagamenti sono considerati sintomatici dello stato di crisi solo se reiterati e significativi, non assumendo quindi rilievo la presenza di debiti scaduti da poco tempo o di modesta entità.
Occorre poi evidenziare che, al fine di offrire un’utile indicazione sulla rilevanza dei ritardi, vengono stabilite determinate soglie di debito scaduto per retribuzioni e per fornitori, oltre le quali il ritardo è senz’altro considerato reiterato e significativo.

Continuità aziendale

L’analisi del rispetto del principio della continuità aziendale assume un ruolo centrale con la nuova riforma, le aziende dovranno dotarsi di sistemi che gli permettano di monitorare l’andamento prospettico per almeno i dodici mesi successivi. 

Il principale strumento utilizzato per monitorare la continuità aziendale e far emergere lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza dell’impresa è l’analisi dell’adeguatezza dei flussi di cassa prospettici, ovvero la capacità di far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate.

Il flusso di cassa, anche conosciuto come cash flow, sta ad indicare le variazioni in positivo e in negativo della liquidità per effetto della gestione, con riferimento a un determinato periodo di tempo: si tratta infatti della ricostruzione dei flussi monetari, quindi della differenza tra tutte le entrate e le uscite monetarie di una società.

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